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Gen 6, 2016 - Abruzzo    No Comments

Le Streghe di Castel del Monte

Fino a più o meno sessanta anni fa, gli abitanti di Castel del Monte credevano alle streghe e tutt’ora, gli anziani del posto, ci credono ancora. La leggenda narra che nel momento in cui un bambino del piccolo borgo medievale si ammalava e la medicina non riusciva a trovare un cura per la guarigione, la colpa veniva immediatamente imputata alle streghe che, secondo le idee del tempo, stavano letteralmente succhiando i bambini malati.

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Come tutti sappiamo, si è sempre pensato che le streghe entrassero in casa o dal buco della serratura o dal tetto ed ecco perchè le persone ponevano dietro le porte delle scope di saggina e delle lenticchie. La strega dovendo contare tutti i ramoscelli della scopa e tutte le lenticchie ad un certo punto perdeva la pazienza e andava via. Quando un bambino si ammalava a causa delle streghe, ovviamente, le persone vicine alla famiglia si riunivano per prendere una decisione e, solitamente, la decisione sfociava nell’intraprendere il rito dei sette sporti o “ru rite de’ sette sporte”. Questo rito molto particolare veniva celebrato a mezza notte per le vie del paese e la comare di battesimo portava in braccio il bambino seguita da parenti e amici e se si incontrava qualcuno per strada non gli si doveva rivolgere la parola.

Altro metodo per cacciare via il male causato dalle streghe era quello di vegliare il bambino dagli otto ai dieci giorni e, durante l’ultima notte, le donne che lo avevano vegliato, prendevano i vestitini del bambino, andavano fuori dalle mura di cinta del borgo li riponevano su un pezzo di legno e li battevano per poi incendiarli. All’epoca si pensava che, tutto questo, avrebbe causato un gran mal di schiena alla streghe. La Notte delle Streghe è anche un’ iniziativa, nata dalla lettura dei testi del pastore-poeta Francesco Giuliani. E’ il principale evento di Castel del Monte. A partire dal tramonto, si percorre il rito del giro del paese alla ricerca degli spiriti maligni, assistendo in sequenza a diversi spettacoli, teatrali e non.

 

La Malombra

La Malombra o Mal’umbra, secondo le credenze popolari, è uno spettro che vivrebbe nelle case o in prossimitià di esse. Le vengono attribuiti gli intrecci della criniera dei cavalli, delle frange dei tappeti e dei capelli. La cosa più cattiva, che può fare la “malombra” è quella di posarsi sul petto della gente mentre dorme, posandosi blocca il respiro del malcapitato, fino a provocarne la morte, a meno che questi non abbia la forza di girarsi.

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Non si tratta di “paralisi notturna” perchè questa gente affermava di avere un peso sui polmoni e di non riuscire a respirare, per il resto si poteva muovere, e con fatica anche girarsi. Oltre a questo, gli si attribuiscono altre varie dicerie sempre legate alla sfortuna in casa. Per non farla avvicinare, (dato che agiva solo di notte), gli anziani mettevano una scopa fuori la loro porta, così la Malombra si fermava a contare i fili di paglia della scopa. Un’altro metodo era quello di lasciare vicino al letto delle forbici, con cui “tagliarle” le dita. Viene chiamata anche Malumbria o Malummèra.

 

Ott 11, 2015 - Abruzzo    No Comments

Il Contadino e il Pesce Luminoso

Una leggenda vuole che un giorno un contadino, poverissimo ma di buon cuore, incontrò un uomo misterioso. Quest’uomo vedendo il contadino così povero gli regalò cento ducati. Caso vuole che il contadino nascose i soldi sotto il letame, sicuro che lì nessuno li avrebbe toccati. La mattina dopo però, scoprì con grande sorpresa che la moglie aveva venduto il letame. Il contadino disperato si recò a fare una passeggiata in solitudine e incontrò di nuovo l’uomo misterioso, che gli rese altri cento ducati. Stessa sorte fu quella dei ducati, venduti ancora dalla moglie, che pensava di vendere solo cenere.

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Il povero contadino più triste che mai si recò nuovamente nel bosco e di nuovo spuntò l’uomo che stavolta gli regalò un sacchetto con ventiquattro rane. Il contadino non sapendo che farsene le barattò con un bel pesce e la sera lo mise ad essicare fuori dalla porta di casa, in riva al mare, e se ne andò a dormire.

Durante la notte però si scatenò una tempesta tremenda e il contadino pensò che avrebbe perso perfino il pesce. L’indomani il povero uomo uscì di casa sconsolato, ma a un certo punto vide arrivare a casa sua una schiera di pescatori con dei doni. Perplesso chiese perchè. Inconsapevolmente li aveva salvati, il pesce che aveva appeso alla porta si era illuminato, facendo loro da guida per tornare a casa in mezzo alla tempesta. Così alla fine il contadino fu ricompensato.

 

Ott 9, 2015 - Abruzzo, Marche    No Comments

Il Mazzamurello

Il mazzamurello è una creatura fantastica della tradizione folklorico-fiabesca di molte regioni italiane. In particolare, esso appartiene alle tradizioni rurali degli attuali territori delle province di Macerata, Fermo, Teramo e Ascoli Piceno.

mazzamurelloLe maggiori leggende relative ai mazzamurelli sono della tradizione folkloristica dei Monti Sibillini. Il mazzamurello è un folletto di montagna. In quanto creatura fantastica, il mazzamurello appartiene a quello che viene definito “Piccolo Popolo”, ossia l’insieme delle creature fatate che compongono l’immaginario fiabesco delle tradizioni popolari. Caratteristica del mazzamurello è il produrre dei rumori all’interno delle abitazioni per manifestare la sua presenza agli abitanti della casa.

Infatti, l’etimologia del nome di questo folletto viene fatta derivare popolarmente proprio dai termini “mazza” (colpo) e “murello” (mura), per indicare la sua abitudine di battere contro le mura di una casa per manifestarsi. In ogni caso, secondo la tradizione fiabesca popolare, la presenza di un mazzamurello in casa indica la prossimità di un tesoro, un pericolo imminente per uno degli abitanti o più spesso un messaggio di un caro defunto che cerca di comunicare con i vivi. Come altre creature mitologiche dei Monti Sibillini i mazzamurelli sono infatti tradizionalmente considerati messaggeri tra il mondo ordinario e il mondo incantato, ovvero tra il mondo terreno e il mondo dell’aldilà.

 

Ott 9, 2015 - Abruzzo, Lazio    No Comments

La Pantasema

La “pantasema” è una antica figura femminile legata ai riti agricoli della cultura pagana del centro Italia, particolarmente presente nei territori laziale e abruzzese. Pantàsema, pantàsima, fantàsima, mammoccia e signora sono solo alcune delle varianti regionali del nome di questa antica figura, simbolo di fertilità, spesso legata ai riti di passaggio.

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A Marzanello, frazione di Vairano Patenora, nel primo trentennio del XX secolo, tra le presenze occulte e malvagie dell’immaginario popolare viene annoverata anche la pantàsema come personaggio maligno indefinito. A Torre Cajetani, nel dialetto del paese, si usa ancora oggi il termine pantàsema o fantasma. A Subiaco, nel dialetto Sublacense il termine pantàsema indica un fantasma, una donna inespressiva o una donna immobile. Mentre a Civitella Rovereto una pantasema indica una donna invadente.

In diversi comuni, la domenica che precede l’inizio dell’anno scolastico si svolge la Pantasema, la tradizionale festa di fine estate. Un fantoccio, preparato a mano da alcuni volontari, rappresenta l’estate e sfila per le strade seguito da alcuni carri allegorici e dai molti ragazzi in costume come se fosse Carnevale. La sfilata è accompagnata da balli, musica e tanti divertimenti; il tutto si conclude in piazza dove il fantoccio viene bruciato, proprio a rappresentare la stagione calda che ci abbandona.