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La Malombra

La Malombra o Mal’umbra, secondo le credenze popolari, è uno spettro che vivrebbe nelle case o in prossimitià di esse. Le vengono attribuiti gli intrecci della criniera dei cavalli, delle frange dei tappeti e dei capelli. La cosa più cattiva, che può fare la “malombra” è quella di posarsi sul petto della gente mentre dorme, posandosi blocca il respiro del malcapitato, fino a provocarne la morte, a meno che questi non abbia la forza di girarsi.

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Non si tratta di “paralisi notturna” perchè questa gente affermava di avere un peso sui polmoni e di non riuscire a respirare, per il resto si poteva muovere, e con fatica anche girarsi. Oltre a questo, gli si attribuiscono altre varie dicerie sempre legate alla sfortuna in casa. Per non farla avvicinare, (dato che agiva solo di notte), gli anziani mettevano una scopa fuori la loro porta, così la Malombra si fermava a contare i fili di paglia della scopa. Un’altro metodo era quello di lasciare vicino al letto delle forbici, con cui “tagliarle” le dita. Viene chiamata anche Malumbria o Malummèra.

 

Nov 23, 2015 - Calabria    No Comments

Il Drago di Terravecchia

Il Drago di Terravecchia viveva in un acquitrino malsano, terrorizzava la popolazione e divorava bambini. Fu ucciso dalla Madonna del Carmine, che apparve in cielo con una lancia e squarciò il drago liberando l’ultima vittima.

12175Nelle notti di tempesta, dal fondo del torrente dov’è sepolto il Drago, ancora se ne può udire il mugghio. La vera pasquetta a Terravecchia si festeggia il martedì dopo Pasqua, quando il popolo si reca in processione, lungo un percorso di circa km 2, fino alla chiesetta di Santa Maria ove è conservata una tela settecentesca. Si tratta del quadro della Madonna del Carmine, patrona del paese, che raffigura la Vergine con in mano una lancia che uccide un mostro a forma di rettile, mentre dal suo ventre esce un fanciullo.

 

Ott 15, 2015 - Calabria    No Comments

Pietra Cappa

Nel territorio reggino, megaliti dalla forgia insolita, sono disseminati un po’ dappertutto, e in particolar modo tra i sentieri dell’Aspromonte, si stagliano imponenti da migliaia di anni rimanendo avvolti nel mistero più fitto. Per spiegare le loro origini si scomodano, infatti, la letteratura fantascientifica, esoterica e religiosa, non disdegnando gli extraterrestri, il Santo Graal o Gesù e gli apostoli.

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Pietra Cappa, il più grande di questi dolmen, nacque proprio così. Si narra, invero, che, mentre predicavano la buona novella, Cristo e i discepoli giunsero anche ai piedi dell’Aspromonte e qui fecero penitenza raccogliendo alcuni pesanti massi che il Signore trasformò in fumanti pagnotte, lasciando solo Pietro con un piccolo boccone quale punizione per aver raccolto un misero ciottolo. Riconoscendo il proprio errore, fu lo stesso Pietro a volere che quella pietra restasse lì a ricordo della sua malizia e sfiorandola con un dito la fece diventare talmente grande da ricoprire il terreno tutt’intorno. Poi, una volta diventato il custode del cielo, nell’enorme macigno, l’apostolo decise di imprigionare per l’eternità la guardia che schiaffeggiò Gesù davanti al Sinedrio, i cui colpi contro la nuda roccia e le grida di dolore vengono sentiti ancora oggi dai pastori e dai passanti.

Ma Pietra Cappa riveste un ruolo rilevante, addirittura, nel mistero dei Cavalieri Templari. Raccontano le leggende, infatti, che Reggio, oltre ad essere la patria della Decima Legione Fretense che crocifisse Gesù e trafugò i tesori del tempio di Gerusalemme, tra le cui fila militavano Longino, il legionario che trafisse con la lancia il costato di Cristo e il funzionario Lucius Artorius, ossia il vero re Artù, e dei numerosi crociati dai quali ebbero origine i cavalieri di Malta, fu anche il punto di partenza dei monaci che fondarono l’ordine di Sion, i quali ebbero la rivelazione del Graal, la simbolica coppa del sangue di Cristo, proprio a Pietra Cappa. E qui, nelle sue misteriose ramificazioni che arriverebbero sin nelle viscere della terra, si sarebbero stabiliti, e, in seguito, nascosti, i Cavalieri del Tempio.

Ott 9, 2015 - Calabria    No Comments

Cilla

A San Lucido esiste una leggenda che ognuno conosce e che nelle notti tempestose viene ricordata con maggiore intensità. La protagonista di questa storia si chiama Cilla, una ragazza dolce, generosa e bella, una giovane sanlucidana, figlia di un pescatore che si innamora a sua volta di un giovane marinaio: Tuturo.

CillaCilla conosceva bene le insidie del mare e sposando Tuturo sapeva a cosa poteva andare incontro. Una notte, Tuturo uscì con la sua barca e non tornò più, si narra che Cilla, distrutta dal dolore, si gettò dalla rupe, sulla quale sedeva aspettando il suo amato, nella speranza di salvarlo. Un’altra versione della storia narra, invece, che Cilla, quando Tuturo morì, aveva già un figlio, il quale seguì le orme del padre diventando marinaio ed al quale toccò lo stesso,triste, tragico destino. Per la perdita del ragazzo, Cilla si gettò dalla rupe e nelle notti di vento si sentono ancora le urla disperate della giovane madre.