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La Malombra

La Malombra o Mal’umbra, secondo le credenze popolari, è uno spettro che vivrebbe nelle case o in prossimitià di esse. Le vengono attribuiti gli intrecci della criniera dei cavalli, delle frange dei tappeti e dei capelli. La cosa più cattiva, che può fare la “malombra” è quella di posarsi sul petto della gente mentre dorme, posandosi blocca il respiro del malcapitato, fino a provocarne la morte, a meno che questi non abbia la forza di girarsi.

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Non si tratta di “paralisi notturna” perchè questa gente affermava di avere un peso sui polmoni e di non riuscire a respirare, per il resto si poteva muovere, e con fatica anche girarsi. Oltre a questo, gli si attribuiscono altre varie dicerie sempre legate alla sfortuna in casa. Per non farla avvicinare, (dato che agiva solo di notte), gli anziani mettevano una scopa fuori la loro porta, così la Malombra si fermava a contare i fili di paglia della scopa. Un’altro metodo era quello di lasciare vicino al letto delle forbici, con cui “tagliarle” le dita. Viene chiamata anche Malumbria o Malummèra.

 

Ott 28, 2015 - Campania, Molise    No Comments

La Ianara

La Ianara o Janara, era una bambina nata nel giorno di natale che stranamente nasceva votata al male. I nostri nonni, innanzi al paiolo nei lunghi inverni, ci hanno narrato storie di ianare, che uscivano durante la notte a rapire bambini o a commetere scherzi sinistri ai malcapitati. Questa strega aveva le fattezze di una donna anziana molto in avanti con gli anni, che di giorno svolgeva una vita normale, mentre la notte usciva fuori di casa commettendo le sue nefandezze. La leggenda vuole che le streghe durante i loro sabba fossero solite intrattenersi “sessualmente” con il demonio, che in cambio donava loro potere e ricchezze.

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Una ianara era capace di cambiare volto, era capace di presentarsi al viandante sotto forma di splendida creatura oppure di gatto nero, era capace di volare durante la notte e si diceva che quando si sentiva cantar una ianara, nei pressi di un’abitazione significava che qualcuno in casa sarebbe duvuto morire. Le ianare erano portatrici di morte, ma anche di spiacevoli maledizioni, mai mettersi contro una di loro, a farne le spese non era il diretto interessato, ma in maniera subdola qualcuno dei suoi familiari più stretti.

 

La tradizione vuole che per scongiurare l’ingresso in casa di una ianara, bisognasse mettere fuori dalla porta una scopa. La ianara, infatti, non poteva entrare in casa se prima non aveva contato tutte le setole della scopa. Oppure bisognava sempre appendere fuori dalla porta una corona d’aglio, oppure dei ferri di cavallo o dei chiodi, quest’ultimi ricordando il sarificio di Cristo sulla croce terrorizzavano le ianare nell’entrare in una casa.

Un potente amuleto contro le ianare era il famoso “ierer” ( non vi è traduzione a questo termine), che consisteva in un sacchetto di panno contenente del sale e delle palme benedette, che veniva spesso utilizzato durante il periodo della pubertà e appeso al collo dei ragazzi, in grado di scacciare le influenze nefaste. Altri rimedi erano le spighe di grano infilate nei materassi oppure i veli sulle culle.

 

Ott 27, 2015 - Campania    No Comments

Le Streghe di Benevento

La storia delle streghe di Benevento, diffusasi in Europa a partire dal XIII secolo, è una delle ragioni principali della fama della città sannita. La credenza popolare secondo cui Benevento sarebbe il luogo di raduno delle streghe italiane è piuttosto ricca di risvolti, e ne rimane vago il confine tra realtà e immaginazione. Svariati sono gli scrittori, musicisti, artisti, che ne hanno tratto ispirazione o vi hanno fatto riferimento.

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Se altre città, infatti, trassero dalle Streghe una fama spesso triste, Benevento più che di malefici e di relativi mostruosi processi, vanta il primato di una leggenda suggestiva che, lì nata, ha ispirato nei secoli poeti ed artisti. E nacque quando la credenza dell’esistenza delle Streghe si fuse con gli echi dei misteriosi riti orgiastici dei Longobardi che a Benevento avevano fatto la capitale del loro vasto ducato meridionale. In quel lontano secolo VII, nostalgicamente fedeli alle tradizioni nazionali, nella nuova terra felice che li aveva accolti e che poi doveva assorbirli con la loro conversione al cattolicesimo e con l’adesione alla superstite civiltà romana, essi praticarono il culto di Wothan, il padre degli Dei.

Si riunivano così, fuori delle mura della città, intorno ad un albero sacro cui appendevano una pelle di caprone e, tra una corsa sfrenata e l’altra, la colpivano con le frecce e ne mangiavano un pezzetto. I beneventani guardavano atterriti e pavidi, e ai loro occhi di cattolici il rito parve demoniaco, mentre le descrizioni che ne facevano lo trasformavano sempre più e lo portavano lentamente nel campo del meraviglioso.

 

Ott 9, 2015 - Campania    No Comments

Partenope

Napoli è anche detta Partenope perché la sua origine è legata ad una leggenda secondo la quale la fondatrice della città fu Partenope. Parthenope (termine che in greco significa vergine) era una sirena che viveva in Grecia, in un paese che si affacciava sul mar Ionio. Dotata di una fervida fantasia, trascorreva molte ore seduta sugli scogli a guardare il mare e sognare altri paesi da visitare.

partenopeAmava ricambiata il giovane Cimone, ma il padre di lei ostacolava il rapporto in quanto l’aveva promessa ad Eumeo. Un giorno i due giovani decisero di fuggire per non avere più ostacoli al loro amore. Al loro arrivo sulla nuova terra la natura cominciò a produrre una florida vegetazione. In seguito Partenope venne raggiunta dal padre e dalle sorelle, dai parenti e dagli amici che avevano sentito parlare tanto di questa terra così amena e accogliente, un vero paradiso. La voce si sparse in Fenicia, in Egitto così moltissimi popoli, caricati i loro averi e i simboli dei loro Dei su piccole imbarcazioni, partirono alla volta di questa favolosa terra.