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La Malombra

La Malombra o Mal’umbra, secondo le credenze popolari, è uno spettro che vivrebbe nelle case o in prossimitià di esse. Le vengono attribuiti gli intrecci della criniera dei cavalli, delle frange dei tappeti e dei capelli. La cosa più cattiva, che può fare la “malombra” è quella di posarsi sul petto della gente mentre dorme, posandosi blocca il respiro del malcapitato, fino a provocarne la morte, a meno che questi non abbia la forza di girarsi.

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Non si tratta di “paralisi notturna” perchè questa gente affermava di avere un peso sui polmoni e di non riuscire a respirare, per il resto si poteva muovere, e con fatica anche girarsi. Oltre a questo, gli si attribuiscono altre varie dicerie sempre legate alla sfortuna in casa. Per non farla avvicinare, (dato che agiva solo di notte), gli anziani mettevano una scopa fuori la loro porta, così la Malombra si fermava a contare i fili di paglia della scopa. Un’altro metodo era quello di lasciare vicino al letto delle forbici, con cui “tagliarle” le dita. Viene chiamata anche Malumbria o Malummèra.

 

Ott 27, 2015 - Puglia    No Comments

Il Colosso di Barletta

La più antica notizia relativa alla presenza di una grande statua di bronzo esistente a Barletta risale al 1309. Comunemente è chiamata Eraclio, nella variante popolare e dialettale di “Aré”. L’identificazione con il suddetto imperatore bizantino è in realtà stata assolutamente esclusa. Molto più probabile è la sua identificazione con un altro imperatore d’oriente, Teodosio II.

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Secondo una leggenda popolare la città fu salvata da un attacco dei saraceni che infestavano queste terre grazie ad un abile stratagemma ed all’aiuto di “Eraclio”. Quest’ultimo, essendo più alto dei tetti e delle mura, avvistò l’esercito nemico in arrivo. I barlettani non si fecero prendere dal panico e spedirono il colosso fuori della città lungo la strada percorsa dai saraceni. Questi lo incontrarono mentre piangeva rumorosamente sul ciglio della strada. Gli domandarono perché piangesse e per tutta risposta il colosso disse di essere stato scacciato dai suoi concittadini essendo il più basso e debole di tutti compresi i bambini che non volevano giocare con lui così piccolo e mal fatto. I saraceni immaginarono di trovarsi di fronte ad una città abitata da giganti ben più alti di quel colosso alto già più di quattro metri ed immediatamente fecero marcia indietro. Accolto da tutti gli onori “Eraclio” riprese il suo posto nel centro della città su cui ancor oggi vigila dall’alto.

La figura bronzea rappresenta un uomo dell’apparente età di quarant’anni, rappresentato nel momento di maggior gloria di quell’imperatore in tutto l’Impero. Molto probabilmente la statua sarebbe stata elevata a Ravenna. L’ipotesi più “antica” sulla presenza del colosso a Barletta, risale al ‘600, e alla penna di un gesuita che affermava essere stata gettata sulla spiaggia di Barletta da una nave veneziana di ritorno da Bisanzio dopo il saccheggio del 1204. Per numerosi motivi tale ‘leggenda’ è ormai esclusa mentre più probabile è che il trasporto in Puglia del preziosissimo bronzo sia avvenuto su ordine dell’imperatore svevo Federico II inserendosi nel clima culturale della renovatio imperii promossa dallo svevo.

 

Ott 27, 2015 - Puglia    No Comments

La Sirena Leucasia

A Parabita, nella Sacrestia della Chiesa di San Giovanni Battista, la volta rettangolare presenta una serie di inconsuete immagini, vere e proprie “cartoline” del passato, nelle quali possiamo ammirare Gallipoli, Otranto, Castro, Leuca ed altri posti. Qui, un’inconsueta sirena a due code (come da iconografia tardo medievale), coronata e ad occhi chiusi, galleggia sull’acqua.

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Si diceva che la città fosse stata fondata dalla sirena Leucasia, le colonie della Magna Grecia, infatti, spesso si appoggiano a qesti miti per spiegare la fondazione delle città o dei villaggi. In effetti, vi sono anche per il caso di Leuca, gli stessi motivi ricorrenti, la sepoltura della sirena presso un corso d’acqua, e la nascita della città assieme alla tomba. Questa è una delle più belle leggende di Puglia, legata al tempo dei Messapi, quando in quella zona esisteva la città di Veretum e sul promontorio c’era un tempio dedicato alla dea Minerva. Si dice che regina di quello specchio di mare dove si incontrano Jonio e Adriatico fosse una sirena tutta bianca e perciò chiamata Leucàsia (dal greco leukòs=bianco). Ella era bellissima ma anche un mostro, perché metà donna e metà pesce, cantava divinamente e attirava i marinai.

Una volta volle attirare un pastorello che zufolava sugli scogli. Quegli le resistette, per restare fedele alla sua innamorata. Lui si chiamava Melisso, lei si chiamava Arìstula. Leucàsia, offesa per il rifiuto, si vendicò ferocemente quando li sorprese abbracciati sugli scogli. Scatenò con la sua coda e il suo fiato, forte come un ventaccio, una tempesta tale che trascinò giù i due sventurati amanti. Li sbattè più volte sulle scogliere fino ad ucciderli e poi ne separò i corpi, lasciandoli sulle due punte opposte del golfo, affinché nessuno potesse unire ciò che lei aveva diviso. Dall’alto del suo tempio la dea Minerva vide tutto questo e si impietosì. Decise allora di pietrificare i corpi di Melisso e Arìstula, dando loro l’eternità, quelle pietre diventarono da allora per tutti e per sempre la punta Meliso e la punta Ristola che, non potendosi toccare fra di loro, abbracciano quello specchio di mare. Anche Leucàsia finì pietrificata dal rimorso. E si trasformò nella città di Leuca.

 

Ott 10, 2015 - Puglia    No Comments

Le Specchie

Le specchie sono costruzioni realizzate a secco con un sistema di stratificazione di pietre calcaree, senza datazione precisa. Questi manufatti hanno dato il nome a uno tra i paesi più caratteristi del Salento, che si chiama, appunto, Specchia. Presenti nelle aeree di Martano, Ugento, Presicce, Cavallino, Taurisano, ma anche nella Valle d’Itria sino a tutta la Murgia, le specchie variano per forma e dimensione, ma in base alle tipologie si pensa che potessero essere utili principalmente ai fini dell’avvistamento di eventuali nemici (soprattutto per le specchie che si sviluppano in verticale, a mo’ di torrette di guardia), ma alcuni ritrovamenti hanno dimostrato di come fossero sfruttate anche come tombe, complete di arredi e complementi funebri.

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Tra tutte le varie specchie presenti sul territorio salentino, ce n’è una in particolare, situata sulla provinciale che congiunge Caprarica a Martano, attorno a cui aleggiano più di una leggenda, che alimenta la curiosità di passanti e gente del luogo che ancora oggi guardano alla specchia con mistero e fascino, ed è quella denominata Specchia dei Mori. Secondo alcuni vecchi racconti il cumulo di pietre celerebbe un tesoro inestimabile, rappresentato da una gallina e dai suoi dodici pulcini in oro zecchino, ma guai a provare a raggiungerli e ad appropriarsene, poiché il tesoro è custodito da Satana.

Un’altra leggenda ancora racconta, invece, di come questa parte di terra fosse popolata da alcuni giganti e di come questi abbiano deciso un giorno di erigere una specchia altissima, con l’intento di raggiungere il cielo, senza pensare alle terribili conseguenze. Il gesto, percepito come una sfida, suscitò le ire degli Dei che per punizione fecero crollare ogni singola pietra, finendo col seppellire vivi i giganti che stavano lavorando alla sua costruzione.