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La Malombra

La Malombra o Mal’umbra, secondo le credenze popolari, è uno spettro che vivrebbe nelle case o in prossimitià di esse. Le vengono attribuiti gli intrecci della criniera dei cavalli, delle frange dei tappeti e dei capelli. La cosa più cattiva, che può fare la “malombra” è quella di posarsi sul petto della gente mentre dorme, posandosi blocca il respiro del malcapitato, fino a provocarne la morte, a meno che questi non abbia la forza di girarsi.

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Non si tratta di “paralisi notturna” perchè questa gente affermava di avere un peso sui polmoni e di non riuscire a respirare, per il resto si poteva muovere, e con fatica anche girarsi. Oltre a questo, gli si attribuiscono altre varie dicerie sempre legate alla sfortuna in casa. Per non farla avvicinare, (dato che agiva solo di notte), gli anziani mettevano una scopa fuori la loro porta, così la Malombra si fermava a contare i fili di paglia della scopa. Un’altro metodo era quello di lasciare vicino al letto delle forbici, con cui “tagliarle” le dita. Viene chiamata anche Malumbria o Malummèra.

 

Ott 29, 2015 - Sicilia    1 Comment

La Leggenda della Sicilia

Narra una leggenda, nata per spiegare perché all’isola fu dato il nome di Sicilia (anticamente detta Trinacria, cioè la terra dei tre promontori) che ad una bellissima principessa Libanese, il cui nome era appunto Sicilia; era stato predetto da un oracolo, che al compimento del suo quindicesimo anno di vita, avrebbe dovuto lasciare, da sola e in una barca, la sua terra natia.

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Se non l’avesse fatto sarebbe finita nella fauci di “Greco-levante” che le sarebbe apparso sotto le mostruose forme di un Gatto Mammone e l’avrebbe divorata. Per scongiurare alla bella principessa questo tremendo destino, al compimento del quindicesimo anno di età i suoi genitori, piangenti e disperati dal dolore, la misero in una barchetta e la affidarono alle onde. Passo tre mesi in balia delle onde e quando ormai la povera Sicilia credeva che il suo destino volgesse al termine, dal momento che non aveva più viveri e acqua, spinta da venti favorevoli approda in una spiaggia meravigliosa, piena di fiori e di frutti, ma completamente deserta e solitaria.

La giovane principessa era disperata e pianse tanto fin quando non ebbe più una lacrima da versare, ecco improvvisamente spuntare accanto a lei un giovane bellissimo, che le diede conforto e amore. Il giovane ragazzo le spiego che gli abitanti dell’isola erano morti tutti di peste, e che il destino avesse scelto proprio loro per ripopolare questa terra con una razza più forte e gentile, per cui l’isola si sarebbe chiamata col nome Sicilia.

 

Ott 29, 2015 - Sicilia    No Comments

Il Gigante Tifeo

Secondo una leggenda, la Sicilia è sorretta da un gigante, questo gigante si chiama Tifeo, che osò impadronirsi del trono degli Dei e per questo venne condannato a questo supplizio. Sopra la sua mano destra sta Peloro (Messina), sopra la sinistra Pachino, Lilibeo (Trapani) gli comprime le gambe, e sopra la testa grava l’Etna. Dal fondo supino, Tifeo inferocito proietta sabbia e vomita fiamme dalla bocca. Spesso si sforza di smuovere il peso e di scrollarsi di dosso le città e le grandi montagne: allora la terra trema.

tifeoLa Sicilia doveva suscitare, nella notte dei tempi, sentimenti di stupore, di paura, di inospitalità, frequentemente si verificavano sconvolgimenti della terra, eruzioni vulcaniche, lave; gente selvaggia e turpe vi avevano stabilito la propria dimora, vivendo di rapine ai danni di coloro che, ignari del pericolo, cercavano approdo in quelle terre. Favola e mitologia videro riflessi in queste immagini l’intervento di un essere soprannaturale e principalmente l’azione punitrice di Zeus verso il gigante Tifeo, simbolo del fuoco, e gli scellerati Cercopi, definiti dagli antichi narratori “bugiardi, ingannatori, ladroni eterni”.

 

Ott 17, 2015 - Sicilia    No Comments

Mata e Grifone

Una leggenda famosa narra che ai tempi delle invasioni saracene in Sicilia, attorno al 970 d.C., un invasore gigantesco di nome Hassas Ibn-Hammar, sbarcato a Messina si innamorò della cammarota Mata figlia di re Cosimo II da Casteluccio. Il pirata chiese la mano della donna, ma le loro nozze furono celebrate solo dopo la conversione del moro al cristianesimo: il suo nome da Hassan diventò quindi Grifo, o meglio, Grifone per la sua enorme mole. Mata e Grifone prosperarono ed ebbero moltissimi figli: i messinesi.

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La più attendibile storia sulla nascita dei giganti è però legata ad un fatto storico realmente accaduto nel 1190. In tale anno, Riccardo, Re d’Inghilterra, più comunemente noto col nome di Riccardo Cuor di Leone, giunse a Messina da dove doveva muovere la Terza crociata che era stata indetta da papa Gregorio VIII per liberare dai musulmani il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Durante la permanenza in città il monarca si accorse che i messinesi erano privi della libertà perché ancora oppressi dai greci bizantini. Essi infatti si erano impossessati di tutte le cariche politiche, civili ed amministrative gestendo la giustizia a loro piacimento con provvedimenti impopolari ed inappellabili emanati dalla sicura fortezza di San Salvatore, strategicamente posta all’imbocco del porto.

Il Re d’Inghilterra, non volendo usare la forza per soggiogarli, pensò di dimostrare la sua potenza facendo costruire sul colle di Roccaguelfonia, situato proprio di fronte alla fortezza, un imponente ed inespugnabile castello. Prima ancora che venisse ultimato, il popolo lo adottò battezzandolo col nome di Matagriffon coniando Mata, da Macta (ammazza) e, Griffon da Grifone (ladro). I greci bizantini dimostrarono di aver inteso il messaggio, abbandonando per sempre la città, così che il popolo Messinese riacquistò la tanto sospirata libertà.

 

Ott 6, 2015 - Sicilia    No Comments

Il Tirafiato

Il tirafiato è un piccolo rettile per metà serpente e per metà lucertola. La gente lo chiama così perché si dice che venga  attratto dall’alito dei lattanti e per questo motivo sarebbe temuto dalle mamme  preoccupate che l’animale possa avvicinarsi alle culle dei bambini. Il tirafiato non è altri che il Gongilo (Chalcides ocellatus).

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Molti nomi siciliani del gongilo (tirutirunitiraxiatutiraciatutiruneddu) fanno riferimento a una presunta capacità di “tirare”, ossia bloccare, il fiato ad altri animali, esseri umani compresi. In particolare è diffusa la credenza popolare che il gongilo sia attratto dai lattanti e che possa soffocarli entrando loro in gola. Tuttavia esiste anche una leggenda che attribuisce al gongilo un ruolo positivo, infatti durante la notte sveglierebbe con la coda gli uomini in pericolo.

Una differente ipotesi etimologica vorrebbe invece far discendere il nome “tiru” dalla velocità con cui il rettile è in grado di scappare «più veloce di un tiro di schioppo», mentre il nome “tiraciatu” deriverebbe dal fatto che le persone tratterrebbero il fiato per lo stupore durante le improvvise apparizioni e rapide scomparse del gongilo tra i loro piedi. Per il colore della pelle simile a quello delle sardine (azzurro argentato), nella zona di Castelvetrano è invece denominato “sardazza”. Alcuni lo chiamano “pisci lavuraturi” che deriverebbe invece dalla capacità di scavare rapidamente cunicoli nel terreno per nascondersi.