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I Krampus

I Krampus sono dei diavoli travestiti che accompagnano San Niccolò, nelle tradizionali sfilate lungo le strade di alcuni paesi. Questa tradizione è legata alla mitologia cristiana, più precisamente al vescovo San Niccolò e al suo servitore Krampus (a volte anche noto come David il conte). È un vero e proprio evento tipico delle festività natalizie, nato più di 500 anni fa e tutt’ora festeggiato in diverse zone d’Italia, in Austria e Baviera.

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Si racconta che tanto tempo fa, nei periodi di carestia, i giovani dei piccoli paesi di montagna si travestissero usando pellicce formate da piume e pelli e corna di animali. Essendo così irriconoscibili, andavano in giro a terrorizzare gli abitanti dei villaggi vicini, derubandoli delle provviste necessarie per la stagione invernale. Dopo un po’ di tempo, i giovani si accorsero, però, che tra di loro vi era un impostore: era il diavolo in persona, che approfittando del suo reale volto diabolico si era inserito nel gruppo rimanendo riconoscibile solo grazie alle zampe a forma di zoccolo di capra.

 

Venne dunque chiamato il vescovo Niccolò, per esorcizzare l’inquietante presenza. Sconfitto il diavolo, tutti gli anni i giovani, travestiti da demoni, sfilarono lungo le strade dei paesi, non più per depredare ma per portare doni o a “picchiare i bambini cattivi”, accompagnati dalla figura del vescovo che aveva sconfitto il male.

 

Ott 10, 2015 - Trentino Alto Adige    No Comments

Re Laurino

Narra una leggenda che fra i massicci rocciosi del Catinaccio ci fosse un immenso giardino di rose, governato da Re Laurino. Re Laurino a sua volta regnava su un popolo di nani che scavava nelle viscere della montagna alla ricerca di cristalli, argento ed oro e possedeva due incredibili armi magiche: una cintura che gli forniva una forza pari a quella di 12 uomini ed una cappa che lo rendeva invisibile.

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Un giorno il re dell’Adige decise di sposare la bella fanciulla Similde. Per questo motivo invitò tutti i nobili del regno ad una gita di maggio, tutti tranne Re Laurino. Ma questo decise di partecipare comunque come ospite invisibile. Quando Laurino sul campo del torneo cavalleresco vide Similde e, colpito dalla sua stupenda apparenza, se ne innamorò sperdutamente, la rapì e la portò con sé. Hartwig, il promesso sposo della principessa, chiese aiuto al re dei Goti ed assieme ai suoi guerrieri salì sul Catinaccio. Re Laurino allora indossò la cintura, che gli dava la forza di dodici uomini e si gettò nella lotta. Quando si rese conto che nonostante tutto stava per soccombere, indossò la cappa e si mise a saltellare qua e là nel giardino, convinto di non essere visto. Ma i cavalieri riuscirono ad individuarlo osservando il movimento delle rose sotto le quali Laurino cercava di nascondersi. Lo afferrarono, tagliarono la cintura magica e lo imprigionarono.

Laurino irritato per il destino avverso, si girò verso il Rosengarten, che lo aveva tradito e gli lanciò una maledizione: ne di giorno, ne di notte alcun occhio umano avrebbe potuto più ammirarlo. Laurino però dimenticò il tramonto e così da allora accade che il Catinaccio, sia al tramonto sia all’alba, si colori tingendosi di un magnifico rosa.

 

Il Tatzelwurm

Il Tatzelwurm è una creatura leggendaria dell’arco alpino, descritta come un lucertolone con quattro o due sole zampe, la coda tozza e in alcuni casi con caratteristiche feline. Nell’area di lingua tedesca animali descritti in questo modo sono conosciuti anche come bergstutz, stollwurm e spingwurm.

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Agli inizi del XIX secolo, Carlo Amoretti scrisse della Serpentana, un grosso lucertolone con due o quattro zampe che avrebbe avuto l’abitudine di succhiare il latte alle mucche. Amoretti offrì anche un premio in denaro a chi gliene avesse portato un esemplare. Nel 1934 un tale Balkin presentò la foto di una serpentana ma l’immagine apparì come un falso piuttosto grossolano.

 

Alcuni resti della presunta creatura si rivelarono appartenenti ad animali diversi e conosciuti. Jakob Nicolussi suggerì che la creatura potesse essere un animale reale, imparentato con gli elodermi americani e propose il nome di Heloderma europaeus. Anton Koegel pensò invece ad un anfibio. Secondo Bernard Heuvelmans poteva trattarsi di un sauro con zampe corte o assenti come lo scinco o l’orbettino. Gli scettici fanno però notare la mancanza di prove materiali per suffragare l’esistenza reale della bestia. Un’ipotesi per spiegarne gli avvistamenti, quando non siano semplicemente invenzioni, è che siano da attribuirsi a serpenti o mustelidi non riconosciuti dall’osservatore.

 

L’Uomo selvatico

Le leggende sull’ uomo selvatico sono molto diffuse lungo l’arco alpino e gli Appennini. L’uomo selvatico compare come un vero e proprio uomo, dotato di razionalità, più ingenuo e semplice, forse, ma anche superiore all’uomo civilizzato in alcune attività. Una prima caratteristica ricorrente è nell’aspetto dell’uomo selvatico, il cui corpo è ricoperto da un folto pelo che rende in genere superfluo l’uso di abiti.

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Sono numerose e provenienti da diverse zone le storie in cui l’uomo selvatico appare come un maestro dell’arte casearia e insegna agli uomini a fare il burro e il formaggio. Il suo insegnamento si interrompe prima che venga rivelato un ultimo segreto del mestiere, in genere quello di trarre la cera dal siero del latte. Viene chiamato diversamente a seconda della regione. Solo per fare alcuni esempi: in Piemonte è conosciuto come “om searvj”, nel trentino come l’ “om pelos”, nel valtellinese è invece l’ “omo salvadego”.

Alle origini del mito possiamo identificare pan, divinità ellenica, mezzo uomo e mezzo caprone, che incarnava alcune delle caratteristiche dell’ uomo selvaggio (il cui viso viene a volte descritto con sembianze caprine).

Forte e robusto, ci sono poche cose che l’ uomo selvatico temeva. Una di queste, però, è il vento. In Val d’Aosta, quando c’era vento, «si nascondeva e nessuno sapeva dove fosse andato a rintanarsi». Nelle Alpi, l’ uomo selvaggio era a volte feroce e crudele. Ma erano spesso le caratteristiche opposte a definirlo. Esso era nella maggior parte dei casi gentile, timido e schivo.