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Mefistofele

Mefistofele, detto anche Mefisto, è il nome ricorrente soprattutto nella cultura folkloristica per indicare un diavolo. Viene spesso ricondotto a Satana, anche se raffigurato in modo diverso. Mefistofele infatti è raffigurato con fattezze più umane, spesso assumendo la forma di un uomo estremamente alto completamente vestito di nero. Un’immagine spesso associata a questa forma di diavolo è il libro rosso, che le persone che gli vendono le proprie anime devono firmare.

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Il nome Mefistofele appare nel tardo XVI secolo nei racconti del Faust. Nel 1725, nella versione che è stata letta da Goethe, Mephostophiles è un diavolo sotto le false spoglie di un Frate Grigio convocato da Faust in un bosco al di fuori di Wittenberg. Il nome Mephistophiles appare già nel 1527 in Praxis Magia Faustiana, stampato a Passavia, accanto ad uno pseudo-testo ebraico. È meglio spiegato come un’oscura formazione del Rinascimento magico pseudo-greco o pseudo-ebraico.

 

 

La Befana

Nella tradizione cristiana l’Epifania (termine che deriva dal greco e che vuol dire manifestazione, nella persona di Gesù) è la festa che rievoca la visita dei Re Magi al Bambino Gesù nella notte tra il 5 e il 6 gennaio. I Re Magi erano i sacerdoti che secondo la religione del tempo conoscevano la scienza e la teologia. I tre, guidati dalla stella cometa portarono a Gesù 3 doni preziosi: oro, che è il metallo più prezioso, l’incenso, che è un profumo che viene bruciato e la mirra, una crema profumata che serviva per inbalsamare i morti.

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Con la tradizione cristiana la Befana non c’entra proprio niente, ma nella tradizione popolare c’è una leggenda che in qualche modo la inserisce come protagonista di questa festa religiosa. I Re Magi stavano andando a Betlemme per rendere omaggio al Bambino Gesù. Giunti in prossimità di una casetta decisero di fermarsi per chiedere indicazioni sulla direzione da prendere. Bussarono alla porta e venne ad aprire una vecchina. I Re Magi chiesero se sapeva la strada per andare a Betlemme perchè là era nato il Salvatore.

 

La donna che non capì dove stessero andando i Re Magi, non seppe dare loro nessuna indicazione. I Re Magi chiesero alla vecchietta di unirsi a loro, ma lei rifiutò perchè aveva molto lavoro da sbrigare. Dopo che i tre Re se ne furono andati, la donna capì che aveva commesso un errore e decise di unirsi a loro per andare a trovare il Bambino Gesù.

Ma nonostante li cercasse per ore ed ore non riuscì a trovarli e allora fermò ogni bambino per dargli un regalo nella speranza che questo fosse Gesù Bambino. E così ogni anno, la sera dell’Epifania lei si mette alla ricerca di Gesù e si ferma in ogni casa dove c’è un bambino per lasciare un regalo, se è stato buono, o del carbone, se invece ha fatto il cattivo.

 

Babbo Natale

La storia di Babbo Natale è un intrecciarsi di leggende, culture e tradizioni europee che hanno contribuito alla nascita di quello moderno. Nel nostro immaginario Babbo Natale è un simpatico vecchietto vestito di rosso e bianco con una lunga barba. Innanzitutto, è importante sapere che tutte le versioni di Babbo Natale che si sono susseguite nel tempo derivano dallo stesso personaggio storico, il vescovo Nicola della città di Mira, un’antica città della Turchia.

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Si dice che il vescovo, poi divenuto santo, diffuse il cristianesimo nei luoghi più freddi dove i bambini non potevano recarsi in chiesa a causa delle temperature gelide che talvolta non permettevano loro di uscire di casa. San Nicola, chiamato anche Niccolò, quindi, escogitò un nuovo metodo per diffondere la sua credenza religiosa e raccontare la storia di Gesù, iniziò a recarsi nelle case portando con sé un dono per ogni bambino, mentre i parroci trasportavano i doni su una slitta trainata da cani.

A questa leggenda s’ispira anche la festa olandese di Sinterklass, ovvero il compleanno del santo; termine da cui deriva il nome di Santa Claus e delle sue varianti. In Italia il personaggio san Nicola di Mira è conosciuto secondo la tradizione come san Nicola di Bari, un vescovo cristiano del IV secolo abitante a Mira o Myra, un paese nella provincia dell’Impero bizantino. La sua salma fu trasportata a Bari da alcuni pescatori in una basilica appositamente costruita nel 1087 e, ancora oggi, i fedeli si recano a visitare il luogo sacro.

 

Il Babau

La leggenda del mostro rapitore di bimbi ha origini antiche e non ben delineate, almeno in Italia dove è conosciuto come Babau. Il Babau potrebbe essere un retaggio dell’antico timore nei confronti dei Saraceni (IX-X secolo). In questo caso, la parola stessa potrebbe derivare dall’arabo Baban. Un’interpretazione più diffusa intende invece il nome “Babau” come onomatopea, ottenuto per raddoppiamento dal latrato del cane o di un altro animale.

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Viene di solito descritto come una figura mostruosa, una sorta di Orco completamente nero che rapisce i bimbi “cattivi”. Il Babau nasce come spauracchio con cui si terrorizzano i bambini, per imporre loro delle regole di comportamento che si crede di non poter ottenere in altra maniera. Questo dannoso metodo educativo ha dato luogo ad alcune forme mostruose abbastanza particolari, che hanno anche acquisito una loro indipendenza mitica. Altre volte è invece una semplice ripetizione di modelli precostituiti (il lupo, l’uomo nero, il diavolo, e vie dicendo).

Per fare qualche esempio di Babau regionale italiano, si ricordano il Barabiciu Cutela, piemontese della zona di Cuneo che ha occhi di brace, grosso naso, denti aguzzi, un sacco ed un coltellaccio, e che prende i bambini cattivi, li mette nel sacco e, quando ha fame, li taglia a fette e se li mangia; o il siciliano Sant’Ermu, che succhia il sangue dei ragazzi cattivi che si comportano male.

 

L’Incubo

Originariamente, secondo il folclore romano, un incubo (dal latino incubare, “giacere sopra”) era un demone di aspetto maschile che giace sui dormienti, solitamente donne, per trasmettere sogni cattivi e talvolta per avere rapporti sessuali con esse. Veniva anche associato, come nome secondario, a Fauno, insieme ad altri come Fatuus, Fatuclus e Inuus.

Incubus

L’incubo sottrae energia dalla donna con cui giace per trarne nutrimento, e nella maggior parte dei casi uccide la sua vittima o la lascia in pessime condizioni di salute. Una versione femminile di questo demone è chiamata succubo. Durante la caccia alle streghe, l’ammissione di aver avuto rapporti sessuali con un demone o Satana era uno dei peccati per i quali le donne venivano uccise.

Si riteneva che a volte gli incubi concepissero dei figli con le donne che possedevano; una delle leggende più famose di un tale caso è quella del mago Merlino, il famoso mago della leggenda di re Artù. Sembrerebbe che in alcune aree questo mito sia stato modificato sino a rendere l’Incubo protagonista di molte tradizioni locali, ma anche temuto personaggio notturno tutt’oggi. Ovviamente i nomi sono stati cambiati e la sua stessa natura di demone spesso viene sostituita.