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Mefistofele

Mefistofele, detto anche Mefisto, è il nome ricorrente soprattutto nella cultura folkloristica per indicare un diavolo. Viene spesso ricondotto a Satana, anche se raffigurato in modo diverso. Mefistofele infatti è raffigurato con fattezze più umane, spesso assumendo la forma di un uomo estremamente alto completamente vestito di nero. Un’immagine spesso associata a questa forma di diavolo è il libro rosso, che le persone che gli vendono le proprie anime devono firmare.

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Il nome Mefistofele appare nel tardo XVI secolo nei racconti del Faust. Nel 1725, nella versione che è stata letta da Goethe, Mephostophiles è un diavolo sotto le false spoglie di un Frate Grigio convocato da Faust in un bosco al di fuori di Wittenberg. Il nome Mephistophiles appare già nel 1527 in Praxis Magia Faustiana, stampato a Passavia, accanto ad uno pseudo-testo ebraico. È meglio spiegato come un’oscura formazione del Rinascimento magico pseudo-greco o pseudo-ebraico.

 

 

I Krampus

I Krampus sono dei diavoli travestiti che accompagnano San Niccolò, nelle tradizionali sfilate lungo le strade di alcuni paesi. Questa tradizione è legata alla mitologia cristiana, più precisamente al vescovo San Niccolò e al suo servitore Krampus (a volte anche noto come David il conte). È un vero e proprio evento tipico delle festività natalizie, nato più di 500 anni fa e tutt’ora festeggiato in diverse zone d’Italia, in Austria e Baviera.

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Si racconta che tanto tempo fa, nei periodi di carestia, i giovani dei piccoli paesi di montagna si travestissero usando pellicce formate da piume e pelli e corna di animali. Essendo così irriconoscibili, andavano in giro a terrorizzare gli abitanti dei villaggi vicini, derubandoli delle provviste necessarie per la stagione invernale. Dopo un po’ di tempo, i giovani si accorsero, però, che tra di loro vi era un impostore: era il diavolo in persona, che approfittando del suo reale volto diabolico si era inserito nel gruppo rimanendo riconoscibile solo grazie alle zampe a forma di zoccolo di capra.

 

Venne dunque chiamato il vescovo Niccolò, per esorcizzare l’inquietante presenza. Sconfitto il diavolo, tutti gli anni i giovani, travestiti da demoni, sfilarono lungo le strade dei paesi, non più per depredare ma per portare doni o a “picchiare i bambini cattivi”, accompagnati dalla figura del vescovo che aveva sconfitto il male.

 

L’Incubo

Originariamente, secondo il folclore romano, un incubo (dal latino incubare, “giacere sopra”) era un demone di aspetto maschile che giace sui dormienti, solitamente donne, per trasmettere sogni cattivi e talvolta per avere rapporti sessuali con esse. Veniva anche associato, come nome secondario, a Fauno, insieme ad altri come Fatuus, Fatuclus e Inuus.

Incubus

L’incubo sottrae energia dalla donna con cui giace per trarne nutrimento, e nella maggior parte dei casi uccide la sua vittima o la lascia in pessime condizioni di salute. Una versione femminile di questo demone è chiamata succubo. Durante la caccia alle streghe, l’ammissione di aver avuto rapporti sessuali con un demone o Satana era uno dei peccati per i quali le donne venivano uccise.

Si riteneva che a volte gli incubi concepissero dei figli con le donne che possedevano; una delle leggende più famose di un tale caso è quella del mago Merlino, il famoso mago della leggenda di re Artù. Sembrerebbe che in alcune aree questo mito sia stato modificato sino a rendere l’Incubo protagonista di molte tradizioni locali, ma anche temuto personaggio notturno tutt’oggi. Ovviamente i nomi sono stati cambiati e la sua stessa natura di demone spesso viene sostituita.

 

Ott 13, 2015 - Liguria    No Comments

Il Demone Nero di Moneglia

A Moneglia nel 1396 Monna Benvenuta, moglie di un ricco mercante Leonardo di Solarolo di Lavagna, fece un lascito testamentario ai frati francescani perché fosse eretta una chiesa votiva a San Giorgio. I frati la gestirono per circa due secoli arricchendola con numerose opere di grande prestigio, come maestoso polittico dedicato a San Ludovico da Tolosa eseguito dal pittore genovese Giovanni Barbagelata nel 1503. Si tratta di una tavola ricoperta di foglie adoro raffigurante nella parte mediana San Ludovico in trono con un ricco manto ricamato con i gigli di Francia e ai lati i santissimi Ambrogio, Stefano, Nicola e Antonio Abate.

image024Originariamente nella pala d’altare non era raffigurata la mostruosa bestia nera. Oggi appare ai piedi di Sant’Antonio e comparve misteriosamente al parroco e ai fedeli durante la prima messa, in una livida alba del 7 gennaio 1550. In quel periodo dell’anno, fino al mercoledì delle ceneri, streghe, diavoli, spiriti immondi e divinità pagane scorrazzavano per il mondo. La notte tra il 6 e il 7 gennaio a Moneglia era scoppiata una terribile burrasca, tuoni e fulmini squarciavano un cielo di nubi gonfie di pioggia.

La furia del mare minacciava le barche nel porto e il vento di mare, che aveva spezzato alberi e comignoli, si era portato via la croce del campanile della chiesa di San Giorgio. Al suo posto, uscito da una saetta sulfurea, sedeva ghignando malvagiamente un piccolo demone nero. Il demone prese a percorrere gli stretti vicoli del paese seminando rovine e disgrazie. Tanto fece che tutto il paese infuriato prese a inseguirlo con torce, forconi e amuleti.

Il demonio spaventato si tramutò allora in una bestia nera e si rifugiò in chiesa ai piedi di Sant’Antonio abate, protettore degli animali, ma il santo riconoscendolo lo immobilizzò con il suo lungo bastone. Oggi il demone nero è ancora là tremante di paura.

 

Ott 10, 2015 - Valle d'Aosta    No Comments

I Diavoli della Val Veny

Cacciati da San Bernardo dai valichi alpini di accesso alla Valle d’Aosta, i diavoli che vi si erano insediati si ritirarono sul Mont Maudit; ma, di tanto in tanto, lasciavano la montagna maledetta per compiere in Val Veny scorribande sfrenate, cui non mancavano di invitare le streghe ed ogni sorta di geni del male. Mettevano a soqquadro tutta la vallata, calpestavano i seminati, devastavano i raccolti. Canonici ed alti prelati, rispondendo all’appello della popolazione, si erano prodigati in inutili esorcismi: dopo ogni scongiuro, anzi, le forze infernali sembravano ulteriormente imbaldanzite, né si riusciva a capirne il motivo.

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Ma, un giorno, a un diavolaccio che si ritirava soltanto all’alba, perché s’era azzoppato nel corso del sabba, scappò chiacchierando con un contadino  che i religiosi chiamati a cacciare i demoni avevano fallito, perché il loro cuore non si poteva certo dire senza macchia. La comunità allora, riunitasi per esaminare la situazione alla luce di quella rivelazione, stabilì di cercare un religioso più degno, non più però ai vertici, ma alla base della scala ecclesiastica. La scelta cadde su un umile fraticello cercatore del convento di San Francesco di Aosta. I montanari tanto dissero e tanto fecero che il padre priore, che pure avrebbe volentieri anteposto al prescelto ben più illustri e meritevoli religiosi, finì col cedere alle pressanti richieste ed impose al questuante.

Dalla montagna maledetta i diavoli videro appressarsi tremebondi il servo del Signore, invano cercando cavilli per sfuggire al suo invito a lasciare la vallata. Lo accusarono dapprima di aver rubato, un giorno, una manciata d’erba fresca per i suoi calzari: ma il frate aveva deposto nel prato quella secca che aveva nei sandali; gli rinfacciarono poi di aver colto un’altra volta, abusivamente, in una vigna un grappolo d’uva: ma il francescano l’aveva pagato con una moneta lasciata sul muretto di cinta, e non per sé l’aveva preso, ma per un confratello ammalato. Sconfitti dal candore di quel puro di cuore, i demoni furono costretti a far ritorno, mogi mogi all’inferno. Né mai più, da quel giorno, la Val Veny fu disturbata dalle turbe maligne.