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Nov 23, 2015 - Calabria    No Comments

Il Drago di Terravecchia

Il Drago di Terravecchia viveva in un acquitrino malsano, terrorizzava la popolazione e divorava bambini. Fu ucciso dalla Madonna del Carmine, che apparve in cielo con una lancia e squarciò il drago liberando l’ultima vittima.

12175Nelle notti di tempesta, dal fondo del torrente dov’è sepolto il Drago, ancora se ne può udire il mugghio. La vera pasquetta a Terravecchia si festeggia il martedì dopo Pasqua, quando il popolo si reca in processione, lungo un percorso di circa km 2, fino alla chiesetta di Santa Maria ove è conservata una tela settecentesca. Si tratta del quadro della Madonna del Carmine, patrona del paese, che raffigura la Vergine con in mano una lancia che uccide un mostro a forma di rettile, mentre dal suo ventre esce un fanciullo.

 

Nov 23, 2015 - Lombardia    No Comments

La Mandragola

Non è raro che vi siano draghi che prediligono specchi d’acqua come loro dimora. Nel bormiese, per esempio, si parlava, in passato, della Mandragolaun drago che abitava le acque dei fiumi e che si intravedeva quando il sole colpiva la loro superficie, dando vita al mobile guizzo dei riflessi.

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Un drago per niente  innocuo, dal momento che la sua preda preferita erano i bambini che sostavano sulle rive dei torrenti: balzava fuori più rapido del balenare di un riflesso e lì trascinava giù, nel gorgo delle acque. Di loro non si sapeva più nulla. Per questo i bambini, temendo una fine così orribile, si guardavano bene dall’avvicinarsi alle rive pericolose, ed i genitori parevano molto soddisfatti di questo.

 

Ott 23, 2015 - Emilia Romagna    No Comments

Il Drago di Belverde

Insediatosi all’interno di folte selve poste alla periferia di Rimini, nel sito che gli ha dato il nome, la leggenda del drago di Belverde risale quantomeno al Trecento. Narra le paure della popolazione vicina, fino al momento in cui si è riusciti ad ucciderlo, in modo alquanto originale, grazie all’ispirazione determinante della Vergine Maria.

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Quantunque dell’episodio si siano interessati anche gli storici locali più accreditati, la sua memoria si è venuta quasi perdendo; e il tutto si sarebbe potuto liquidare con poche e magari ironiche righe, se non fosse per l’intrigante presenza delle ossa di tale “drago”, che la devozione popolare aveva gelosamente custodito all’interno della piccola chiesa costruita in onore della Vergine salvatrice. Ossa rimaste visibili fino al settembre 1944, fino a che la furia devastatrice della guerra distrusse l’edificio sacro con tutto quanto in essa contenuto.

 

Ott 20, 2015 - Lombardia    No Comments

Il Lago Gerundo e il Tarantasio

Una leggenda narra che un tempo nelle acque del Lago Gerundo vivesse un drago di nome Tarantasio che, avvicinandosi alle rive, faceva strage di uomini e soprattutto di bambini e che ammorbava l’aria circostante con il suo alito asfissiante.

biscione_6Le esalazioni, in effetti, erano dovute alla presenza nel sottosuolo di metano e di idrogeno solforato, un fenomeno misterioso per la popolazione che, pertanto, incolpava esseri sconosciuti e fantasiosi. Il fantomatico mostro, secondo la leggenda, fu ammazzato da uno sconosciuto eroe che prosciugò anche il lago,  altri non era che il capostipite dei Visconti di Milano che, dopo tale prodezza, adottò come suo stemma l’immagine del biscione. Alcune fonti popolari attribuiscono il prosciugamento e la bonifica del lago a san Cristoforo, che avrebbe sconfitto il drago, o a Federico Barbarossa.

La bonifica del territorio fu in realtà fatta dai monaci delle abbazie vicine. Si ritiene comunemente che  le acque scomparvero in seguito a progressive opere di bonifica in atto già da tempo, in particolare il potenziamento del canale della Muzza da parte dei lodigiani, oltre a fattori di drenaggio e assestamenti geologici, come il livellamento di depositi morenici nei pressi dell’immissione dell’Adda nel Po.

 

Ott 20, 2015 - Piemonte    No Comments

Il Drago al Lago d’Orta

Una leggenda racconta che Giulio e Giuliano, fratelli, giunsero Gozzano. Erano soliti andare al lago d’Orta e dalle sponde osservavano lo scoglio roccioso e inospitale che fuoriusciva dalle acque. Pare che questo scoglio fosse però la tana di un drago, una creatura che abitualmente saziava la propria fame attaccando il bestiame, distruggendo case e raccolti e, talvolta, divorando anche qualche persona.

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Giulio, mosso a compassione per le persone vittime di questi attacchi, decise di provare a porre fine a questa situazione, stese il proprio mantello sull’acqua utilizzandolo come zattera e brandendo la propria spada, raggiunse l’isola dove affrontò e sconfisse il drago. A raccontarci questa storia che lascia sempre tutti a bocca aperta, sono le suore che vivono nel convento, dov’è custodito qualcosa di incredibile, la prova materiale che la leggenda sia vera, una vertebra di drago.

La vertebra è sospesa al centro della sacrestia e le sue dimensioni sono decisamente notevoli. Effettivamente si tratta di un osso ritrovato nei pressi dell’isola, nulla ci può assicurare che sia appartenuta a un drago, ma potrebbe essere un residuo dello scheletro di qualche dinosauro acquatico che è riuscito a conservarsi fino ai giorni nostri. In ogni caso, grazie alla vertebra, la storia di San Giulio acquista ancora maggiore credibilità e affascina chiunque ne venga a conoscenza.

 

Ott 6, 2015 - Umbria    No Comments

Il Drago Tiro

Una leggenda, che riferisce delle origini della città di Terni, narra che un tempo un mostro orribile, una specie di viverna o serpente alato chiamato Tiro dimorasse nei terreni paludosi presso la località chiamata ” la chiusa”. Gli abitanti morivano soffocati dall’alito pestifero che sprigionava il mostro. Allora un giovane animoso, armatosi, andò incontro alla bestia che era nascosta tra la vegetazione palustre, e, scovatala, dopo aspra lotta la uccise, liberando da morte certa i poveri cittadini. In ricordo di tale avvenimento si dice che Terni abbia voluto porre una statua, chiamata ” la chimera verde”, nel suo blasone.

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Leggende di questo tipo erano molti diffuse in Umbria specialmente nelle zone dove i corsi d’acqua, trovando degli impedimenti, ristagnavano formando delle zone paludose. In tempi remoti il territorio ternano era infatti caratterizzato da queste zone paludose formate dal fiume Nera, dal fiume Velino e dal torrente Serra. Il fiume Velino, trovando un impedimento nella zona delle Marmore tendeva a formare un vasta zona paludosa che arrivava fino a Rieti. Il fiume Nera trovava due ostacoli: uno nei pressi di Papigno e uno verso le gole di Narni; in questo modo sia la Val Nerina, da Ferentillo fino a Collestatte, sia la conca ternana, erano caratterizzate da zone paludose.

Il ristagno di acqua e la formazione di acquitrini causavano la nascita e il diffondersi della malaria, malattia che nei tempi antichi faceva più vittime di un attacco dei barbari. Non riuscendo a capire come si sviluppasse questa malattia gli antichi ternani attribuivano questa malattia ad un drago che abita la palude. Il drago, che all’epoca venne chiamato “Thyrus” o Tiro, era quindi la ” malattia ” che uccideva esalando dalle proprie fauci un alito fetido e mortale. Il gesto del giovane eroe descritto nella leggenda  corrisponde quindi alla bonifica delle zone paludose effettuate nel corso dei secoli. Questo fatto leggendario dette origine al motto: «Thirus et Amnis Dederunt Signa Teramnis» ossia: «Il Tiro e il fiume diedero le insegne a Terni.»

 

Ott 6, 2015 - Sardegna    No Comments

Lo Scultone

Le leggende folkloristiche sarde riferiscono dell’esistenza dello scultone, un animale rettiliforme simile ad un drago che uccideva uomini e animali nei pressi di Baunei (Nuoro), la fuga di un drago chiamato scultone avrebbe aperto la voragine detta del Golgo.

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A eliminarlo definitivamente sarebbe stato Pietro apostolo, con un astuto accorgimento, poiché lo sguardo dello scultone aveva il potere di uccidere, Pietro lo avrebbe guardato per mezzo di un piccolo specchio, neutralizzando tale potere. Afferrato per la coda lo Scultone venne sbattuto ripetutamente a terra, fino a quando il suolo non cedette inghiottendolo e lasciando aperta la profonda fenditura che ancora oggi è visibile.

Secondo alcuni si tratta di uno stellione (o tarentola mauritanica) rimasto in letargo sotto terra per 10 anni. Secondo altre fonti si tratta di un serpente o di un rettile di grosse dimensioni, altri ancora lo descrivono come un drago con sette teste e con una croce in cristallo sulla fronte che chi riuscirà a prendere avrà fortuna per 5 generazioni. In realtà nessuno l’ha mai visto, sia perché queste specie di mostro si nasconde alla vista, ma anche perché la sua comparsa è assai pericolosa, il suo soffio, infatti, può uccidere, così pure il suo sguardo.