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Ott 29, 2015 - Sicilia    No Comments

Il Gigante Tifeo

Secondo una leggenda, la Sicilia è sorretta da un gigante, questo gigante si chiama Tifeo, che osò impadronirsi del trono degli Dei e per questo venne condannato a questo supplizio. Sopra la sua mano destra sta Peloro (Messina), sopra la sinistra Pachino, Lilibeo (Trapani) gli comprime le gambe, e sopra la testa grava l’Etna. Dal fondo supino, Tifeo inferocito proietta sabbia e vomita fiamme dalla bocca. Spesso si sforza di smuovere il peso e di scrollarsi di dosso le città e le grandi montagne: allora la terra trema.

tifeoLa Sicilia doveva suscitare, nella notte dei tempi, sentimenti di stupore, di paura, di inospitalità, frequentemente si verificavano sconvolgimenti della terra, eruzioni vulcaniche, lave; gente selvaggia e turpe vi avevano stabilito la propria dimora, vivendo di rapine ai danni di coloro che, ignari del pericolo, cercavano approdo in quelle terre. Favola e mitologia videro riflessi in queste immagini l’intervento di un essere soprannaturale e principalmente l’azione punitrice di Zeus verso il gigante Tifeo, simbolo del fuoco, e gli scellerati Cercopi, definiti dagli antichi narratori “bugiardi, ingannatori, ladroni eterni”.

 

Ott 27, 2015 - Puglia    No Comments

Il Colosso di Barletta

La più antica notizia relativa alla presenza di una grande statua di bronzo esistente a Barletta risale al 1309. Comunemente è chiamata Eraclio, nella variante popolare e dialettale di “Aré”. L’identificazione con il suddetto imperatore bizantino è in realtà stata assolutamente esclusa. Molto più probabile è la sua identificazione con un altro imperatore d’oriente, Teodosio II.

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Secondo una leggenda popolare la città fu salvata da un attacco dei saraceni che infestavano queste terre grazie ad un abile stratagemma ed all’aiuto di “Eraclio”. Quest’ultimo, essendo più alto dei tetti e delle mura, avvistò l’esercito nemico in arrivo. I barlettani non si fecero prendere dal panico e spedirono il colosso fuori della città lungo la strada percorsa dai saraceni. Questi lo incontrarono mentre piangeva rumorosamente sul ciglio della strada. Gli domandarono perché piangesse e per tutta risposta il colosso disse di essere stato scacciato dai suoi concittadini essendo il più basso e debole di tutti compresi i bambini che non volevano giocare con lui così piccolo e mal fatto. I saraceni immaginarono di trovarsi di fronte ad una città abitata da giganti ben più alti di quel colosso alto già più di quattro metri ed immediatamente fecero marcia indietro. Accolto da tutti gli onori “Eraclio” riprese il suo posto nel centro della città su cui ancor oggi vigila dall’alto.

La figura bronzea rappresenta un uomo dell’apparente età di quarant’anni, rappresentato nel momento di maggior gloria di quell’imperatore in tutto l’Impero. Molto probabilmente la statua sarebbe stata elevata a Ravenna. L’ipotesi più “antica” sulla presenza del colosso a Barletta, risale al ‘600, e alla penna di un gesuita che affermava essere stata gettata sulla spiaggia di Barletta da una nave veneziana di ritorno da Bisanzio dopo il saccheggio del 1204. Per numerosi motivi tale ‘leggenda’ è ormai esclusa mentre più probabile è che il trasporto in Puglia del preziosissimo bronzo sia avvenuto su ordine dell’imperatore svevo Federico II inserendosi nel clima culturale della renovatio imperii promossa dallo svevo.

 

Ott 17, 2015 - Sicilia    No Comments

Mata e Grifone

Una leggenda famosa narra che ai tempi delle invasioni saracene in Sicilia, attorno al 970 d.C., un invasore gigantesco di nome Hassas Ibn-Hammar, sbarcato a Messina si innamorò della cammarota Mata figlia di re Cosimo II da Casteluccio. Il pirata chiese la mano della donna, ma le loro nozze furono celebrate solo dopo la conversione del moro al cristianesimo: il suo nome da Hassan diventò quindi Grifo, o meglio, Grifone per la sua enorme mole. Mata e Grifone prosperarono ed ebbero moltissimi figli: i messinesi.

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La più attendibile storia sulla nascita dei giganti è però legata ad un fatto storico realmente accaduto nel 1190. In tale anno, Riccardo, Re d’Inghilterra, più comunemente noto col nome di Riccardo Cuor di Leone, giunse a Messina da dove doveva muovere la Terza crociata che era stata indetta da papa Gregorio VIII per liberare dai musulmani il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Durante la permanenza in città il monarca si accorse che i messinesi erano privi della libertà perché ancora oppressi dai greci bizantini. Essi infatti si erano impossessati di tutte le cariche politiche, civili ed amministrative gestendo la giustizia a loro piacimento con provvedimenti impopolari ed inappellabili emanati dalla sicura fortezza di San Salvatore, strategicamente posta all’imbocco del porto.

Il Re d’Inghilterra, non volendo usare la forza per soggiogarli, pensò di dimostrare la sua potenza facendo costruire sul colle di Roccaguelfonia, situato proprio di fronte alla fortezza, un imponente ed inespugnabile castello. Prima ancora che venisse ultimato, il popolo lo adottò battezzandolo col nome di Matagriffon coniando Mata, da Macta (ammazza) e, Griffon da Grifone (ladro). I greci bizantini dimostrarono di aver inteso il messaggio, abbandonando per sempre la città, così che il popolo Messinese riacquistò la tanto sospirata libertà.