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Ott 27, 2015 - Sardegna    No Comments

Le Tombe dei Giganti

Durante l’Età del Bronzo, (3300 – 700 a.C.), la civiltà nuragica eresse in Sardegna quelle che sono diventate famose come le Tombe dei Giganti. Queste strutture megalitiche sono state utilizzate dal popolo nuragico come tombe pubbliche, per la sepoltura comune di molti individui. Finora, in Sardegna sono stati scoperti 321 monumenti simili, tra i quali il più famoso è certamente quello di Coddu Vecchiu.

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Questi particolari sepolcri consistono essenzialmente in una camera funeraria lunga sino a 30 metri e alta sino a 3 metri. In origine l’intera struttura veniva ricoperta da un tumulo somigliante più o meno ad una barca rovesciata. La parte frontale della struttura è delimitata da una sorta di semicerchio, quasi a simboleggiare le corna di un toro, e nelle tombe più antiche, al centro del semicerchio è posizionata una stele alta in alcuni casi fino a 4 metri, finemente scolpita e fornita di una piccola apertura alla base che, si suppone, veniva chiusa da un masso, e tramite la quale si accedeva alla tomba. Le dimensioni impressionanti di tali strutture richiamano il passato nebuloso e un po’ misterioso della storia umana, la quale è ancora costellata di domande senza risposta.

Secondo alcune leggende, prima dell’arrivo della civiltà nuragica, questi sepolcri ospitavano i resti di uomini giganti che vivevano nella zona, idea in gran parte dovuta alla dimensione massiccia delle pietre utilizzate, alcune delle quali raggiungono l’altezza di 30 metri. Tuttavia, nessun resto di esseri umani giganti è mai stato trovato nelle tombe. La tomba di Coddu Vecchiu è il sito più enigmatico, dato che poco si sa circa i rituali che venivano celebrati nel sito, o il simbolismo che veniva evocato. Alcuni ritengono che le tombe erano considerate come dei portali verso l’aldilà, una sorta di passaggio dal mondo fisico a quello spirituale.

 

Ott 16, 2015 - Veneto    No Comments

Il Buso dei Briganti

Il Buso dei Briganti si trova sul monte Cinto e rappresenta uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi dei Colli Euganei. La leggenda narra che nell’ 800 la particolare conformazione rocciosa di trachite radunava combriccole di briganti, i quali, attraverso uno scavo di una breccia sulla roccia, accedevano ad una posizione panoramica ottimale per controllare il territorio sottostante.

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I gradini incisi sulla roccia conducono ad una porta, la porta del Buso dei Briganti, che chiudeva l’accesso esterno, e la leggenda che coinvolge questo luogo è ancora viva nonostante il passare del tempo. La paura di attraversare quelle pianure abitate da briganti senza scrupoli era molta. L’esigenza di debellare questi delinquenti fu talmente forte che, nel 1848, Radetzsky istituì il giudizio statuario mediante il quale ne furono catturati ed uccisi parecchi.

La leggenda racconta inoltre che nel 1856, dopo una retata ed una estenuante lotta, vennero giustiziati cento briganti nella piazza di Este. Il capobanda si salvò e trascorse il resto della sua vita con la moglie nascondendosi nel Buso dei Briganti. L’amore lo trasformò in un uomo buono, tanto da essere ribattezzato con l’appellativo di Eremita o di Santo. Nelle notti di luna piena lo si vedeva in cima al sasso con le braccia incrociate.

 

Ott 15, 2015 - Toscana    No Comments

La Piramide del Bosco Isabella

Il bosco Isabella è un giardino monumentale costruito a Radicofani su un terreno seminativo dalla fine dell’800 alla seconda guerra mondiale dalla famiglia Luchini. Nel giardino furono rinvenuti i resti di una costruzione antica a mura poligonali, forse un luogo di culto etrusco o addirittura anteriore, ritrovato nel 1902, ed anche i resti di un fortino senese.

Radicofani - Bosco Isabella

 Nel centro del giardino venne costruita una misteriosa piramide in pietra a base triangolare, uno dei tanti simboli che facevano riferimento alla appartenenza massonica della famiglia. Alcune disposizioni nel giardino infatti sembrano naturali ma in realtà sono studiate, come la disposizione di alcune essenze o alberi a gruppi di tre, numero simbolico.

La giara interrata prima del piazzale che ricorda il catino del tempio di Salomone usato per le abluzioni, o i due grandi massi disposti all’inizio del sentiero che porta alla piramide, che rappresentano le due colonne del tempio salomonico, la siepe a forma di cerchio rappresenta l’occhio che sovrintende la piramide a base triangolare, simbolo principe della massoneria.

Ott 15, 2015 - Calabria    No Comments

Pietra Cappa

Nel territorio reggino, megaliti dalla forgia insolita, sono disseminati un po’ dappertutto, e in particolar modo tra i sentieri dell’Aspromonte, si stagliano imponenti da migliaia di anni rimanendo avvolti nel mistero più fitto. Per spiegare le loro origini si scomodano, infatti, la letteratura fantascientifica, esoterica e religiosa, non disdegnando gli extraterrestri, il Santo Graal o Gesù e gli apostoli.

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Pietra Cappa, il più grande di questi dolmen, nacque proprio così. Si narra, invero, che, mentre predicavano la buona novella, Cristo e i discepoli giunsero anche ai piedi dell’Aspromonte e qui fecero penitenza raccogliendo alcuni pesanti massi che il Signore trasformò in fumanti pagnotte, lasciando solo Pietro con un piccolo boccone quale punizione per aver raccolto un misero ciottolo. Riconoscendo il proprio errore, fu lo stesso Pietro a volere che quella pietra restasse lì a ricordo della sua malizia e sfiorandola con un dito la fece diventare talmente grande da ricoprire il terreno tutt’intorno. Poi, una volta diventato il custode del cielo, nell’enorme macigno, l’apostolo decise di imprigionare per l’eternità la guardia che schiaffeggiò Gesù davanti al Sinedrio, i cui colpi contro la nuda roccia e le grida di dolore vengono sentiti ancora oggi dai pastori e dai passanti.

Ma Pietra Cappa riveste un ruolo rilevante, addirittura, nel mistero dei Cavalieri Templari. Raccontano le leggende, infatti, che Reggio, oltre ad essere la patria della Decima Legione Fretense che crocifisse Gesù e trafugò i tesori del tempio di Gerusalemme, tra le cui fila militavano Longino, il legionario che trafisse con la lancia il costato di Cristo e il funzionario Lucius Artorius, ossia il vero re Artù, e dei numerosi crociati dai quali ebbero origine i cavalieri di Malta, fu anche il punto di partenza dei monaci che fondarono l’ordine di Sion, i quali ebbero la rivelazione del Graal, la simbolica coppa del sangue di Cristo, proprio a Pietra Cappa. E qui, nelle sue misteriose ramificazioni che arriverebbero sin nelle viscere della terra, si sarebbero stabiliti, e, in seguito, nascosti, i Cavalieri del Tempio.

Ott 10, 2015 - Lazio    No Comments

Il Palazzo della Scimmia

Attenti alla scimmia dispettosa se vi capita di passeggiare a Roma in via dei Portoghesi. Vicino a piazza Navona nell’antico Palazzo Scappucci una leggenda narra che a palazzo il padrone di casa tenesse come animale da compagnia una scimmia ammaestrata.

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Un giorno questa, forse gelosa del neonato figlio del nobile, rapì dalla culla il pargolo e lo portò piangente in cima alla torre, rifugiandosi nella zona più inaccessibile. La balia e la servitù provarono in tutti i modi a recuperare il bambino, ma ogni tentativo andò fallito e alla povera gente non rimase che invocare disperatamente l’aiuto della Vergine. Arrivato che fu, il papà del piccolo richiamò la scimmia col fischio usuale e questa, docilmente, riportò giù, sano e salvo, l’infante.

Da quel giorno il palazzo è definito “palazzo della scimmia” e sulla torre un lume splende sempre dinanzi a un’edicola dedicata alla Madonna.

Ott 10, 2015 - Veneto    No Comments

Villa Valmarana ai Nani

Villa Valmarana “ai nani” è una villa veneta situata alle porte della città di Vicenza, sulle falde di Monte Berico, celebre per lo straordinario ciclo di affreschi di Giambattista Tiepolo che dipinse la villa nel periodo del suo massimo splendore artistico. Il nomignolo “ai nani”, con cui è conosciuta, per differenziarla dalle altre ville della stessa famiglia, è dovuto alle 17 sculture in pietra rappresentanti dei nani, un tempo sparsi nel parco, oggi allineati sul muro di cinta.

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Una leggenda vuole che la figlia del signore della villa fosse affetta da nanismo e che suo padre avesse scelto appositamente custodi e servitori dell’edificio tra i nani, perché alla ragazza non si voleva far conoscere il proprio difetto fisico. Quando nella villa penetrò un principe, alla sua vista la ragazza si disperò, presa coscienza del proprio stato, la giovane si tolse la vita gettandosi dalla torre, motivo per cui i nani rimasero pietrificati dal dolore. Ancora oggi, i fedeli servitori pietrificati, sorvegliano il sonno della figlia del proprietario della villa.

 

Ott 10, 2015 - Puglia    No Comments

Le Specchie

Le specchie sono costruzioni realizzate a secco con un sistema di stratificazione di pietre calcaree, senza datazione precisa. Questi manufatti hanno dato il nome a uno tra i paesi più caratteristi del Salento, che si chiama, appunto, Specchia. Presenti nelle aeree di Martano, Ugento, Presicce, Cavallino, Taurisano, ma anche nella Valle d’Itria sino a tutta la Murgia, le specchie variano per forma e dimensione, ma in base alle tipologie si pensa che potessero essere utili principalmente ai fini dell’avvistamento di eventuali nemici (soprattutto per le specchie che si sviluppano in verticale, a mo’ di torrette di guardia), ma alcuni ritrovamenti hanno dimostrato di come fossero sfruttate anche come tombe, complete di arredi e complementi funebri.

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Tra tutte le varie specchie presenti sul territorio salentino, ce n’è una in particolare, situata sulla provinciale che congiunge Caprarica a Martano, attorno a cui aleggiano più di una leggenda, che alimenta la curiosità di passanti e gente del luogo che ancora oggi guardano alla specchia con mistero e fascino, ed è quella denominata Specchia dei Mori. Secondo alcuni vecchi racconti il cumulo di pietre celerebbe un tesoro inestimabile, rappresentato da una gallina e dai suoi dodici pulcini in oro zecchino, ma guai a provare a raggiungerli e ad appropriarsene, poiché il tesoro è custodito da Satana.

Un’altra leggenda ancora racconta, invece, di come questa parte di terra fosse popolata da alcuni giganti e di come questi abbiano deciso un giorno di erigere una specchia altissima, con l’intento di raggiungere il cielo, senza pensare alle terribili conseguenze. Il gesto, percepito come una sfida, suscitò le ire degli Dei che per punizione fecero crollare ogni singola pietra, finendo col seppellire vivi i giganti che stavano lavorando alla sua costruzione.

 

Ott 10, 2015 - Toscana    No Comments

La Quercia delle Streghe

La Quercia delle streghe è un albero di dimensioni quasi irreali che si trova nella frazione di San Martino in Colle e che è oggetto di due importanti leggende.
La prima leggenda  narra che questo maestoso albero fosse stato il punto di ritrovo per le streghe che erano solite fare i loro riti e danzare sopra di esso. La sua forma schiacciata, con i rami sviluppati quasi orizzontalmente, sarebbe dovuta alla ripetuta  presenza delle streghe sulla chioma. E’ questo il motivo per il quale viene chiamata “quercia delle streghe”.

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La seconda leggenda collega la quercia alla favola di Pinocchio: questa sarebbe proprio la pianta sotto la quale Pinocchio avrebbe sepolto i denari durante il cammino per il Paese dei Balocchi, incoraggiato dal Gatto e la Volpe. Secondo Collodi, probabilmente, il Paese dei Balocchi sarebbe stata una rappresentazione del Settembre Lucchese (mese in cui la zona è oggetto di fiere, incontri e iniziative). Se così fosse la “Quercia delle streghe” si troverebbe proprio lungo la strada che collega il paese di Collodi a Lucca.