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Nov 10, 2015 - Piemonte    No Comments

L’Orco della Valle

C’era una volta a Locana, nella Valle dell’Orco appunto, un Orco e sua moglie. Avevano buoni rapporti con gli uomini perché erano onesti. Ma un giorno vennero ad abitare nella vallata alcuni Draghi. Di lì iniziarono i guai per gli Orchi, perché i draghi erano creature malefiche. vivevano nelle grotte della montagna ma andavano spesso a saccheggiare e bruciare i paesi della vallata in cerca d’oro, che per questo diventava sempre più povera.

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Allora un giorno l’Orco, stanco dei saccheggi che danneggiavano la valle, decise di uccidere i Draghi. Si armò e andò alle caverne, ma quando ne uscì un drago, con uno sputo di fuoco lo bruciò vivo. In paese dopo aver saputo la notizia si misero tutti in lutto. L’Orchessa, dopo la morte del marito, decise di vendicarlo e invitò i Draghi ad abbeverarsi ad una fonte, nella quale avrebbe messo del veleno. I draghi andarono dall’orchessa ma come essa si mostrò a loro, la bruciarono. Gli abitanti dopo averlo saputo decisero di uccidere tutti i draghi. Quando questi andarono a saccheggiare il paese, gli spezzarono le ali, li catturarono legandoli e poi li bruciarono sul rogo. In memoria dell’Orco e dell’Orchessa, decisero di chiamare la valle Valle dell’Orco, poiché gli Orchi si erano sacrificati per il loro amato paese.

 

Nov 7, 2015 - Lombardia    No Comments

L’Orco di Teglio

Orco è un nome che incute, con il solo suono, un timore ancestrale. Il termine deriva dal latino “orchus”, che significa la bocca spalancata dell’abisso che inghiotte chi vi si avvicina, anche se qualcuno ipotizza un’origine da “Ungaro”. Gli Ungari, infatti, soprattutto nel secolo X, con le loro scorrerie sanguinose e talora sanguinarie seminarono terrore in buona parte dell’Europa cristiana.

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Sembra che fra il 910 ed il 1000 abbiano effettuato incursioni anche in Valtellina. Alla loro immagine terribile è rimasta legata, nei secoli successivi, quella di un essere a metà fra l’uomo ed il mostro, che si ciba di bambini e che terrorizza gli uomini, aggirandosi nei territori prediletti, le selve ed i boschi più fitti. Nelle leggende, però, come spesso accade, l’aspetto orrorifico si stempera, lasciando il posto a tratti diversi, anche comici e burloni, che sembrano esorcizzare gli incubi più profondi. E’ il caso dell’orco che, si racconta, amava prendersi gioco dei viandanti che passavano nei pressi della chiesetta di san Rocco di Teglio. Si trattava di un orco davvero singolare.

Innanzitutto era davvero difficile vederlo: infatti era molto alto, come un larice, ma, nel contempo, anche estremamente sottile, più sottile di un crine di cavallo, tanto da risultare invisibile. In tal modo se ne poteva andare in giro indisturbato, studiando i tiri da giocare alle malcapitate vittime. Sì, perché ciò che più amava erano le burle. Approfittando dei suoi poteri magici, si manifestava in diverse sembianze. Un paio di volte, raccontano, assunse l’aspetto di un asino.

 

Nov 7, 2015 - Sardegna    1 Comment

Gli Orchi dei Nuraghe

Come nelle migliori tradizioni fantastiche, anche in Sardegna non poteva di certo mancare l’Orco. Questo abitava principalmente i Nuraghe ed infatti molte sono le torri nuragiche che hanno appunto come nome “Sa dom’è s’Orcu” ( la tomba dell’Orco).  In sardegna gli Orchi venivano descritti come di grande statura, molto robusti e con braccia lunghe e pelose.

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Ne avevano tutti paura, ma soprattutto i bambini che, in tempi ormai remoti, quando accudivano le greggi, ponevano addirittura dell’erba in mezzo ai campanacci per evitare qualsiasi rumore quando transitavano nei pressi delle imponenti strutture megalitiche. Il rumore poteva infatti far uscire i massicci orchi all’aperto e, come ogni orco che si rispetti, erano ghiotti di carne umana.

 

Ott 28, 2015 - Friuli Venezia Giulia    No Comments

L’Orcolat

L’Orcolat (“orcaccio”, spregiativo del friulano orcul, “orco”) è un mostruoso essere che la tradizione popolare indica come causa dei terremoti in Friuli. L’Orcolat è una figura ricorrente soprattutto nei racconti della tradizione popolare. Vivrebbe rinchiuso nelle montagne della Carnia, ogni suo agitarsi bruscamente provocherebbe un terremoto.

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Secondo la tradizione l’Orcolat viveva sulle montagne pascolando maiali ed altri animali. Un giorno trovò dei funghi e li mangiò. Ma quei funghi erano velenosi. Così, stremato per il terribile mal di pancia, L’Orcolat cadde in un sonno profondo. Senza l’orco, orde di malviventi scesero dalle montagne e distrussero ogni cosa, incendiando i monti. L’Orco, però, un giorno si svegliò disturbato da quel frastuono e cacciò i briganti.

Gli abitanti di Bordano quando lo seppero salirono sulla montagna portando doni per rabbonire l’Orco.  Ma trovarono l’Orcolat addormentato, circondato da migliaia di farfalle. Così gli abitanti di Bordano dipinsero tante farfalle sui muri delle loro case, così l’orco, per non distruggerle, cammina sui monti in punta di piedi.

 

Il Babau

La leggenda del mostro rapitore di bimbi ha origini antiche e non ben delineate, almeno in Italia dove è conosciuto come Babau. Il Babau potrebbe essere un retaggio dell’antico timore nei confronti dei Saraceni (IX-X secolo). In questo caso, la parola stessa potrebbe derivare dall’arabo Baban. Un’interpretazione più diffusa intende invece il nome “Babau” come onomatopea, ottenuto per raddoppiamento dal latrato del cane o di un altro animale.

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Viene di solito descritto come una figura mostruosa, una sorta di Orco completamente nero che rapisce i bimbi “cattivi”. Il Babau nasce come spauracchio con cui si terrorizzano i bambini, per imporre loro delle regole di comportamento che si crede di non poter ottenere in altra maniera. Questo dannoso metodo educativo ha dato luogo ad alcune forme mostruose abbastanza particolari, che hanno anche acquisito una loro indipendenza mitica. Altre volte è invece una semplice ripetizione di modelli precostituiti (il lupo, l’uomo nero, il diavolo, e vie dicendo).

Per fare qualche esempio di Babau regionale italiano, si ricordano il Barabiciu Cutela, piemontese della zona di Cuneo che ha occhi di brace, grosso naso, denti aguzzi, un sacco ed un coltellaccio, e che prende i bambini cattivi, li mette nel sacco e, quando ha fame, li taglia a fette e se li mangia; o il siciliano Sant’Ermu, che succhia il sangue dei ragazzi cattivi che si comportano male.