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Ott 29, 2015 - Sicilia    1 Comment

La Leggenda della Sicilia

Narra una leggenda, nata per spiegare perché all’isola fu dato il nome di Sicilia (anticamente detta Trinacria, cioè la terra dei tre promontori) che ad una bellissima principessa Libanese, il cui nome era appunto Sicilia; era stato predetto da un oracolo, che al compimento del suo quindicesimo anno di vita, avrebbe dovuto lasciare, da sola e in una barca, la sua terra natia.

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Se non l’avesse fatto sarebbe finita nella fauci di “Greco-levante” che le sarebbe apparso sotto le mostruose forme di un Gatto Mammone e l’avrebbe divorata. Per scongiurare alla bella principessa questo tremendo destino, al compimento del quindicesimo anno di età i suoi genitori, piangenti e disperati dal dolore, la misero in una barchetta e la affidarono alle onde. Passo tre mesi in balia delle onde e quando ormai la povera Sicilia credeva che il suo destino volgesse al termine, dal momento che non aveva più viveri e acqua, spinta da venti favorevoli approda in una spiaggia meravigliosa, piena di fiori e di frutti, ma completamente deserta e solitaria.

La giovane principessa era disperata e pianse tanto fin quando non ebbe più una lacrima da versare, ecco improvvisamente spuntare accanto a lei un giovane bellissimo, che le diede conforto e amore. Il giovane ragazzo le spiego che gli abitanti dell’isola erano morti tutti di peste, e che il destino avesse scelto proprio loro per ripopolare questa terra con una razza più forte e gentile, per cui l’isola si sarebbe chiamata col nome Sicilia.

 

Ott 13, 2015 - Liguria    No Comments

Il Polpo di Tellaro

Intorno al 1660 Tellaro era una roccaforte costruita per difendere un paese più a monte, Barbazzano, molto ricco grazie alla sua produzione di olio di oliva. La costa intorno alla roccaforte era ripida e scoscesa, non era facile scendere a terra lì, ma i pirati saraceni decisero di provarci lo stesso. Guidati da Gallo d’Arenzano, aspettarono una notte di tempesta, nessuno avrebbe sospettato una loro sbarco con quel tempaccio.

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Gli abitanti di Tellaro avevano costruito una chiesetta vicino al mare. Lì avevano messo una sentinella con il compito di suonare le campane in caso di pericolo. Ma con quella tempesta nessuno avrebbe mai messo la propria nave in mare. Così, la sentinella si addormentò, felice di non dover stare con gli occhi aperti fino al mattino successivo. A mezzanotte in punto i pirati si avvicinarono alla riva e proprio mentre sbarcavano, le campane della chiesetta si misero a suonare animatamente. Gli abitanti di Tellaro così si precipitarono a difendere il loro paese e ricacciarono in mare i pirati saraceni.

Chi aveva suonato la campana, visto che la sentinella dormiva profondamente? Ai piedi del campanile i tellaresi videro un enorme polpo attaccato alle funi delle campane, era stato lui a salvare il paese! La leggenda fa riferimento a un evento storico avvenuto nel luglio del 1660. Si tratta del tentato assalto del borgo ligure da parte del pirata Gallo d’Arenzano.

 

Ott 11, 2015 - Abruzzo    No Comments

Il Contadino e il Pesce Luminoso

Una leggenda vuole che un giorno un contadino, poverissimo ma di buon cuore, incontrò un uomo misterioso. Quest’uomo vedendo il contadino così povero gli regalò cento ducati. Caso vuole che il contadino nascose i soldi sotto il letame, sicuro che lì nessuno li avrebbe toccati. La mattina dopo però, scoprì con grande sorpresa che la moglie aveva venduto il letame. Il contadino disperato si recò a fare una passeggiata in solitudine e incontrò di nuovo l’uomo misterioso, che gli rese altri cento ducati. Stessa sorte fu quella dei ducati, venduti ancora dalla moglie, che pensava di vendere solo cenere.

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Il povero contadino più triste che mai si recò nuovamente nel bosco e di nuovo spuntò l’uomo che stavolta gli regalò un sacchetto con ventiquattro rane. Il contadino non sapendo che farsene le barattò con un bel pesce e la sera lo mise ad essicare fuori dalla porta di casa, in riva al mare, e se ne andò a dormire.

Durante la notte però si scatenò una tempesta tremenda e il contadino pensò che avrebbe perso perfino il pesce. L’indomani il povero uomo uscì di casa sconsolato, ma a un certo punto vide arrivare a casa sua una schiera di pescatori con dei doni. Perplesso chiese perchè. Inconsapevolmente li aveva salvati, il pesce che aveva appeso alla porta si era illuminato, facendo loro da guida per tornare a casa in mezzo alla tempesta. Così alla fine il contadino fu ricompensato.

 

Ott 10, 2015 - Veneto    No Comments

L’Anello e il Pescatore

Una leggenda narra che un pescatore veneziano, che se ne stava a Riva degli Schiavoni, si sentì chiedere da un vecchio di portarlo all’isola di San Giorgio. Il cielo era nero come la pece e perfino la laguna era in tempesta, ma il pescatore disse di si, come se fosse obbligato.

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Quando arrivarono a San Giorgio, sulla barca salì un giovane guerriero, e poi via, dritti a San Nicolò del Lido, dove presero a bordo un altro passeggero. Il vento era sempre più forte, il mare sempre più cupo, ma i tre uomini volevano andare ancora avanti, e il pescatore obbedì e fece forza sul remo. Ed ecco, una volta al largo videro una grande nave nera, piena di diavoli di tutte le misure, che veleggiavano verso Venezia per distruggerla con i loro malefici e sommergerla con un maremoto. Ma i tre uomini, che poi erano San Marco, San Giorgio e San Nicolò fecero il segno della croce nell’aria e sotto la nave del demonio si aprì una voragine d’acqua che la inghiottì.

Il pescatore quasi non riusciva a credere a quello che aveva visto, così san Marco si sfilò dal dito un anello e gli disse di andare dal doge e di raccontagli tutto. E se il doge non gli avesse creduto, di fagli vedere l’anello. Il pescatore andò e, quando mostrò l’anello, si scoprì che era proprio quello custodito nella basilica, sparito ormai da qualche giorno. Il pescatore coraggioso venne ricompensato con una ricca pensione ed ebbe anche il permesso di vendere la sabbia dell’isola di Sant’Erasmo.